Il talento? Più ricercato dell’oro. Che relazione ha con le competenze?
Di questo ed altro, cercherò di raccontare in questo post per condividere come il talento da solo non sia sufficiente.
Serve conoscere prima i propri talenti, poi innestare, su questo fertile terreno, competenze forti. Di fatto il talento diventa l’acqua che innaffia per sempre la pianta. Senza il rispetto, però, di un ciclo razionale, di una cura e allenamento continuo, la pianta rischia di morire e il talento può diventare… un rimpianto.

Talento

L’infanzia e le aspettative ambientali

“Cari genitori, vostro figlio ha talento, può fare strada nello sport… ha talento nello studio”.
“Come suona bene la chitarra, deve insistere! Che voce! Un talento precoce!”
Poi l’Università, il mondo del lavoro, tanti presunti valutatori a rimarcare che il talento c’è, basta tirare fuori le qualità che già ci sono… e, se questo accadrà, il ragazzo, poi l’uomo, riuscirà in imprese che altri non potranno mai nemmeno sognare.
“Che talento sprecato! Si è perso per strada, avrebbe potuto spaccare il mondo e invece…“
Fin da bambino, la sentenza di condanna o di benedizione è pronta: tutti ti dicono che hai un talento e ad un certo punto il peso del talento si scarica prima sulle gracili spalle, poi nella testa del ragazzo.
Non parliamo della famiglia e di chi ti sta a fianco. Nei primi sette anni, i ragazzi devono già combattere i nemici numeri uno del talento: le aspettative familiari e le pressioni ambientali.
Con cui sei costretto a fare i conti da quel momento. Sempre.

Talento. Quale definizione?

All’inizio del mio studio, poi nel mio lavoro su talenti scolastici, artistici e sportivi, mi è sorta la curiosità di capire che cosa fosse quella cosa chiamata talento.
In modo quasi furtivo, allungai la mano su un ripiano della mia libreria e presi il vocabolario di italiano per cercare la definizione:
TALENTO (in latino talentum, in greco antico τάλαντον, talanton = scala, bilancia, somma) era una antica unità di misura della massa.
(Definizione integrata da casi di esperienza, Garzanti Fraseologico della Lingua Italiana)
In sostanza era “un peso di riferimento per il commercio, nonché una misura di valore pari alla corrispondente quantità di metallo prezioso”.
Scoprii un mondo sconosciuto. Non mi accontentai di quella breve definizione.
“La quantità di massa di un talento era però diversa tra i diversi popoli. In Grecia, a Roma, in Egitto, a Babilonia. Gli Ebrei, i Babilonesi e i Sumeri usavano il talento babilonese, anche se nel tempo ne modificarono la quantità.
Si parla del talento nell’Iliade, quando Achille dà mezzo talento d’oro ad Antiloco come premio, e nella Bibbia, in particolare nei Libri delle Cronache, ad esempio quando sono citati i talenti d’oro, d’argento, di bronzo e di ferro, donati per l’edificazione del primo tempio di Gerusalemme.
Il talento come unità di valore è menzionato da Gesù nella parabola dei talenti e da questa ha assunto, in diverse lingue, il significato di dono o capacità, adattando all’uso corrente il significato metaforico presente nella parabola”.

La consapevolezza del talento

Dopo aver letto tutto questo, mi accasciai sconfortato sul divano del salotto e alcuni pensieri maligni affiorarono nella mia mente confusa:
“Quindi abbiamo un dono o una capacità? E qual è?” Poi pensai: “… ma se nemmeno nell’antichità l’unità di misura era unica, anzi ogni popolo dava al talento un peso differente (in sintesi non erano d’accordo neanche tra loro), come possiamo credere a coloro che ci valutano persone di talento? Forse si sbagliano… oppure ognuno ha una visione soggettiva del talento?”.
In effetti, a ripensarci oggi, il ragionamento non faceva una piega e faceva il paio con “Sono un brocco o, davvero, ho del talento?” L’insicurezza può aumentare nella testa di un ragazzo e come studioso un giorno si materializzò il fantasma di Friedrich Nietzsche nella mia stanza: “Con un talento in più si è spesso più insicuri che con uno in meno…?

Aspettative, fallimenti e frustrazione

E’ vero, da sempre i talenti riconosciuti riescono o falliscono. Quindi capii che il talento da solo non era sufficiente.
Le continue sconfitte, gli errori e il senso di frustrazione per dimostrare a tutti chi siamo, si accumulano in un confuso groviglio di tentativi, spesso incoerenti tra loro.

Da diamante a brillante: le competenze

Tutti questi tentativi falliti lavorano e trasformano con lentezza il nostro diamante grezzo: il talento. Non contento sono andato a cercare tutto quello che potevo sapere sulla mineralogia.
Il diamante è una delle tante forme in cui si presenta il carbonio, in pratica, è la modificazione cristallizzata del carbonio puro. E’ altamente idrorepellente, nel senso che l’acqua non aderisce alla sua superficie.
E’ il minerale di origine naturale più duro che si conosca, la sua resistenza al calore e al fuoco è molto elevata.
Grazie alla sua durezza, il diamante può essere graffiato soltanto da altri diamanti.
Il taglio dei diamanti grezzi per trasformarli in gemme da gioielleria è un’operazione molto delicata e difficile. La forma più comune di taglio del diamante è denominata “a brillante”.
Quante analogie con il talento! Niente lo scalfisce ma può rimanere grezzo se non lo lavori!
La vita, allora, da forma al diamante grezzo per trasformarlo in brillante, (sono sicuro che questa trasformazione sia ancora in corso, forse non finirà mai!).
Grazie alla formazione delle competenze. Processo lento, graduale, che agisce in profondità sul nostro modo di essere, di agire e di ottenere.

Conclusioni

Per estrarre, prima, e tagliare, poi, un diamante grezzo, sono necessari alcuni passaggi obbligati. Per prima cosa capire quali talenti possiede una persona. La diagnosi è fondamentale per evitare il rischio di sparare nel mucchio. Poi sono utili rafforzativi come checklist e procedure standardizzate.
Non basta lasciar andare il talento, bisogna educarlo fin da subito e farlo crescere forte. Non sempre la lavorazione è perfetta, serve pazienza e disponibilità, da parte del maestro e dell’allievo talentuoso.

Questo è l’ingrediente da non dimenticare. Il talento, una volta compreso, va innaffiato con l’innesto di competenze mirate. Il talento si forma nei primi sette anni, le competenze si educano tutta la vita con costanza e disciplina.

“I metalli di scarso valore si trovano in superficie, quelli preziosi nel sottosuolo, ma daranno più soddisfazione a chi riesce ad estrarli… (Seneca – Lettere a Lucilio)

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