Mentre il Covid-19, ad oggi che scrivo, continua in modo drammatico il suo giro del mondo, un altro potente nemico è penetrato dentro di noi, non nel corpo ma nella nostra mente: l’autoinganno che questa situazione finirà a breve e torneremo a lavorare come prima.
Autoinganno

Premessa

L’autoinganno è la più potente ed invisibile resistenza al cambiamento che la nostra mente può produrre, da sola, in modo subdolo ed invisibile. Sì, avete capito, ce la costruiamo in casa e, come un soggetto asintomatico, non sappiamo neanche di autoingannarci e… di essere estremamente contagiosi.
In questo post, cercherò di fare alcune riflessioni sull’autoinganno che la pandemia ha generato: la convinzione che ritroveremo il nostro vecchio lavoro di prima, con le stesse modalità e con le stesse procedure. Sarà così oppure abbiamo messo in stand by il nostro cervello, fino ad impedire un veloce adattamento alla situazione che ci troviamo di fronte?

Alla scoperta dell’autoinganno

L’autoinganno (in inglese self-deception) è una menzogna che indirizziamo verso noi stessi. Perché lo facciamo? Per somministrare a noi stessi una dose di anestetico psicologico che possa proteggere l’autostima. In tal senso va anche il Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti che alla voce autoinganno dice: “atteggiamento mentale di difesa attraverso cui l’individuo falsifica l’immagine che ha di sé per non perdere l’autostima o per non rinunciare al soddisfacimento di bisogni istintuali coscientemente rifiutati. Così facendo il soggetto riesce a raggirare la censura del super-io, offrendo a sé stesso false motivazioni che giustificano ai suoi occhi i propri comportamenti ed i propri pensieri.” Il costrutto dell’autoinganno è utilizzato anche nella ricerca clinica come elemento per rintracciare le problematiche inerenti le dipendenze da gioco d’azzardo dove, con un palese autoinganno tipico delle dipendenze, il soggetto tende a minimizzare le problematiche che vive, rimuovendole.

La rimozione della realtà

Si può considerare un’azione che viene messa in atto quando la realtà che abbiamo di fronte risulta così differente dalla nostra proiezione ideale. Ci creiamo quindi un copione alternativo in modo da ridurre le nostre sofferenze per ciò che non ci piace: una vera e propria azione di rimozione. Nell’inganno i protagonisti sono due soggetti, chi mente e chi crede. Qui, invece, ingannatore e ingannato sono lo stesso soggetto, che si costruisce uno stato surreale che gli dà sicurezza. Il ritorno alla zona di comfort. Già, la sicurezza. In poche parole, ritorniamo alla nostra zona di comfort, a ciò che ci fa più piacere. Una vera e propria resistenza al cambiamento in cui la realtà non esiste.

L’isolamento

Il 9 marzo è entrato in vigore il lockdown in Italia, mentre scrivo sono già trascorsi circa 40 giorni di isolamento pressoché totale per molti di noi. L’isolamento è la forma più devastante di privazione. Non a caso quando si vuole indebolire le menti e i corpi di pericolosi criminali, si usa questo mezzo per fiaccare le resistenze più forti, nella speranza di ottenere se non una collaborazione, una sorta di annullamento della personalità. L’isolamento è stato studiato nei laboratori di tutto il mondo, da tempo immemorabile, con esperimenti su topi e animali. Il risultato è pressoché lo stesso: il soggetto isolato si ammala e muore perché privato del contatto con gli altri esseri della stessa specie. Il neonato sia esso umano o animale, da subito cerca il calore del corpo materno o dei propri simili  dopo pochi secondi dalla nascita. Se non lo trova deperisce e, spesso, muore. Identiche analisi sono state fatte nel tempo sui bambini cresciuti in orfanotrofio e sui disturbi provocati da allontanamento e isolamento.

L’autoinganno da Covid-19

Più è potente e prolungato l’isolamento più il soggetto produce reazioni estreme. Si sono sempre osservate principalmente due tipologie di comportamenti: nel primo, il soggetto A con grande velocità capisce la mutata realtà e si adopera immediatamente per anticipare l’autoinganno e produce un cambiamento delle proprie abitudini, metodologie di lavoro, trasformazioni di mercato; nel secondo, il soggetto B, non vuole comprendere la mutata realtà e, auto-ingannandosi, attende un fantomatico ritorno allo stato precedente l’isolamento. A seguito della pandemia da Covid-19, stiamo assistendo ad esempi concreti dei due tipi.
In questi giorni ho analizzato casi estratti da campioni di osservazione sia singoli che in gruppo e ho riscontrato comportamenti di entrambe le tipologie. Vediamone alcune.

Il mondo del lavoro – I servizi

E’ importante distinguere le aziende di produzione dalle aziende di servizi ed è su queste ultime che concentreremo la nostra osservazione. Dal 9 marzo ad oggi il rapporto tra autoinganno e cambiamento, vede la netta prevalenza del primo. “Quando riapriremo, quando torneremo, il ritorno alla normalità, appena usciamo ecc.” Sono le frasi più ascoltate. Questo approccio è l’autoinganno. Il pensiero errato è che sto vivendo una fase transitoria, come se fossi infortunato, appena guarisco, torno a fare quello che facevo prima.
Molte aziende stanno sì lavorando in smart working, remote working e questa è certamente una buona cosa. Occupano parte del proprio monte ore, però, in webinar, corsi di formazione, riorganizzazioni interne. Sono attività importanti ma di supporto ad un grande cambiamento che deve essere profondo, alla radice. Invece, lo studio ha preso il posto che doveva essere occupato dalla progettazione nel trasformare il vecchio lavoro. Lo studio, non è il cambiamento. Mi domanderei, piuttosto, quanto tempo è stato investito per produrre un piano alternativo che portasse nel minor tempo possibile ad una automazione completa del ciclo dei servizi?
Molti hanno perso due mesi: è vero che si ritrovano più preparati per affrontare il vecchio lavoro ma non il  nuovo e forse non riapriranno. Hanno messo in stand by il proprio cervello sul cambiamento. E quando usciranno, potrebbero incorrere nel rischio di non riconoscere più lo scenario in cui muoversi.

Lo strappo e il Pifferaio Magico

Il nostro cervello continua a girare pensando ad un ritorno alla normalità, cerca di mettere insieme il futuro e il passato. Si rifiuta di ammettere che c’è stato uno strappo.
Nella storia le pandemie hanno sempre costretto gli esseri umani a rompere con il passato e a ridisegnare il proprio mondo. Anche questa volta, io penso, che sia così. Questo è uno stargate, un portale di ingresso da un mondo ad un altro. Sta a noi scegliere se attraversarlo o fermarci all’ingresso, recriminando che siamo stati sfortunati.
E così, in chiusura, mi viene in mente la leggenda tedesca del Pifferaio di Hamelin, nota anche come il Pifferaio Magico. La storia narra di un suonatore di piffero che, su richiesta del borgomastro, arriva ad Hameln (Bassa Sassonia) e si propone di disinfestarla dai ratti. Non appena il pifferaio inizia a suonare, i ratti incantati dalla sua musica, si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre fino al fiume Weser, dove annegano tutti. Perché mi è venuta in mente questa leggenda? Perché parla di inganno. Il pifferaio è l’ingannatore, i topi ingannati ci credono e muoiono. Con il Covid-19, un solo soggetto, noi: il nostro cervello è il pifferaio ingannatore e, purtroppo, molti di noi rischiano di fare la fine dei topi ingannati che lo seguono.

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One Comment

  • Domenica Linda Mazzanti

    Buongiorno Paolo, condivido appieno il tuo articolo… Sarà proprio così, bisogna aprire gli occhi e fare distinzione di come era prima e di come sarà dopo! Non sarà la stessa cosa, ma lo penso non solo per il lavoro, ma anche per i rapporti umani! Saremo diversi! Di sicuro più attenti! Grazie mille per l’articolo. Linda

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