La nuova Alternanza Scuola Lavoro è disciplinata dal comma 33 al comma 43 della legge 107/2015 conosciuta come “La Buona Scuola”. Dalla sua nascita, i programmi di formazione, chiamati con questo nome, sono sempre stati oggetto di polemiche.
In questa infinita campagna elettorale 2018, le polemiche si sono anche intensificate. Alcuni chiedono che il programma venga rivisto del tutto, altri chiedono l’abolizione totale o parziale della normativa.
Alternanza Scuola Lavoro

Favorevoli e contrari

Il tema. Favorevoli, chiaramente, gli ideatori, il legislatore e una parte del mondo della scuola.
Contrari alcune componenti degli operatori scolastici e parte del mondo studentesco che è sceso in piazza per manifestare il proprio dissenso, motivato da ragioni come: a) non voglio essere manodopera a basso costo; b) non voglio essere sfruttato; c) mancano le regole sulla sicurezza ecc.
In alcuni casi, episodi sono stati denunciati come sfruttamento, perché alcuni imprenditori e manager sostituiscono i propri dipendenti assenti, assegnando al giovane ogni tipo di mansione operativa, in cambio di prestazioni di lavoro non retribuite.

L’importante è capire

La propaganda politica. In questi mesi le notizie in materia di Alternanza Scuola Lavoro si sono rincorse su carta e web, non senza propaganda e strumentalizzazioni: studenti svogliati, aziende crudeli, sfruttamenti?
Dove sta la verità? Quali sono i dati reali? Perché tante lamentele, anche da parte di molte famiglie e studenti, costretti, in base ai racconti, ad interminabili ore di nulla aziendale?
Proprio in queste ore è uscita la notizia di proteste e ribellioni di studenti che si sono rifiutati di lavorare il Primo Maggio, nel giorno della Festa del Lavoro… Come si può capire, la materia è oggetto di prese di posizioni politiche che, in questa sede, desidero lasciare fuori dalla nostra riflessione.
Cercherò, invece, di raccontare la mia esperienza diretta e di trarne, se possibile, spunti utili per studenti e imprenditori, entrambi impegnati su questo fronte.

Un venerdì in azienda, prima del lunedì…

Un esempio aziendale. “Ah, volevo dirvi che lunedì arriva una nuova ragazza per il progetto Alternanza Scuola Lavoro…”. La frase della impiegata non è ancora terminata quando i partecipanti alla riunione aziendale si risvegliano dal torpore di teorie sonnacchiose. Il panico per un attimo si diffonde sui visi stanchi di una settimana ancora convulsa e piena di impegni. “Cosa? E chi l’ha mandata?” – chiosa il primo. “Chi si prende la responsabilità di seguirla?” – aggiunge il secondo. “Io proprio non capisco… ma quanto dobbiamo tenerla, qualche giorno?”…”La prende in carico qualcuno appena arriva, vero?”…” Che rottura di scatole e chi ha tempo?” – chiude in bellezza uno dei presenti.
Domande che per lunghissimi minuti restano sospese nell’aria, improvvisamente fattasi tesa.
Non sappiamo e non vogliamo qui sapere come è stata risolta la questione in quell’azienda disorganizzata. Posso solo dirvi che la scena descritta non è l’eccezione ma purtroppo un atteggiamento frequente che ho potuto osservare nella mia professione di profiler o di supporto esterno risorse umane

Lunedì, ecco lo studente…

Lo studente. Nina ha sedici anni, frequenta la terza superiore. Per l’esattezza ragioneria, con indirizzo marketing, amministrazione e finanza. Quando si apre la porta, alle nove in punto, l’impiegata si trova davanti un sorriso timido; è minuta, gli occhi svegli, lo sguardo che ti scruta. Ha in mano una pila di documenti che consegna. Dice che glieli ha dati la scuola e che andrebbero consegnati al tutor aziendale per le firme. Sembra decisa, piena di speranze e sorridente, maliziosamente l’impiegata pensa che sia felice perchè starà fuori da scuola tre intere settimane. Sarà così? La mia osservazione è diversa. Nina conferma una tendenza che già avevo riscontrato in altri giovani in ASL: i ragazzi arrivano curiosi, pieni di aspettative. Se ben preparati dai loro tutor scolastici, si approcciano con serietà e vogliosi di ben figurare in azienda. Ma l’azienda sarà pronta e organizzata ad accogliere i ragazzi? Quali sono le azioni strategiche e preventive che un’azienda seria deve preparare prima dell’arrivo?

Che cosa è?

Come va inquadrato il percorso Alternanza Scuola Lavoro? Cercherò qui di riassumere le linee guida di quella che reputo per le aziende non una sventura ma una opportunità presente, a medio e lungo termine. Si tratta di un vero e proprio tirocinio e come tale va organizzato in anticipo. E’ importante curare alcuni aspetti quali:

  • trovare una partnership di valore nella scuola
  • instaurare un buon rapporto con il dirigente scolastico che cura la vostra ASL
  • ad inizio anno stabilite quante alternanze inserire e in quali reparti/funzioni farlo
  • nominare i tutor
  • studiare progetti ad hoc per gli inserimenti. Una volta trovati i modelli li applicherete in automatico
  • coinvolgete i collaboratori che saranno impegnati nei tutoraggi e negli affiancamenti

In sostanza, si dovrebbe lavorare di strategia anticipata, in modo non reattivo, senza ridursi all’ultimo momento

Aree di miglioramento aziendali

I punti di miglioramento che ho individuato nella mia esperienza diretta sono molti. Ecco di seguito una lista parziale di alcune tematiche che non funzionano nel rapporto tutor aziendale, studente, famiglia del minorenne, istituto scolastico in tema di ASL:

    1. Partiamo dal presupposto che se si persegue questa strada, la si deve fare bene, altrimenti lasciate perdere. Una azienda aderisce ai programmi di Alternanza Scuola Lavoro in modo libero, senza nessuna coercizione
    2. Non caricate troppi inserimenti in Alternanza Scuola lavoro, nell’arco di un anno. Si rischia di non seguire bene i ragazzi o di sovraccaricare le strutture interne designate per il ruolo di tutor
    3. Il venerdì precedente l’inizio del tirocinio, l’azienda si è trovata ad organizzare l’accoglienza e l’inizio del lavoro di Nina e la struttura non era pronta, per la scarsa considerazione che si attribuisce a queste risorse. Si procede, inoltre, in modo tattico e non strategico: l’azienda pensa all’Alternanza Scuola Lavoro solo quando ha bisogno
    4. Nina vive nello stesso paese dove ha sede l’azienda e questo, a prescindere dal fatto che si debba essere organizzati, è uno spunto di riflessione in più. Possiamo permetterci di non curare questi aspetti territoriali?
    5. Non sempre tutto funziona nella trasmissione delle informazioni tra l’attivazione della convenzione e l’arrivo dei ragazzi
    6. Va organizzato ad inizio anno il numero di arrivi in ASL e quali sono gli obiettivi/staff incaricati del tutoring
    7. A fronte di queste e altre problematiche gestionali (non si sa con logica cosa far fare ai ragazzi) mi sento di dire che vanno organizzate le cose in modo più strategico

     

  1. Recruiting e funzione sociale dell’azienda

    Nel sistema di recruiting aziendale l’Alternanza Scuola Lavoro può essere uno dei tanti canali di ricerca personale. A lungo termine. Si tratta di entrare nella logica che esistono canali a breve (per. es passaparola, sito, portali web), canali a medio (associazioni di categoria), canali a lungo termine (appunto alternanza scuola lavoro)
    Allora tanto vale organizzarsi. Usando una metafora provocatoria, potremmo dire che è l’azienda che dovrebbe andare a scuola, non il contrario.
    Supponiamo che il canale prenda piede: l’azienda strategica è per l’Alternanza Scuola Lavoro perché attraverso questo canale fa marketing, migliora il brand, costruisce business, prepara i suoi futuri collaboratori, se decideranno di entrare nel mondo del lavoro al termine dell’esame di maturità.

    Imprenditori visionari

    L’azienda potrebbe ideare un format o un progetto di 120 o più ore che possa insegnare a Nina i primi rudimenti di una professione. Un domani (48 mesi circa) non solo potrebbe essere più orientata nel mondo del lavoro ma potrebbe tornare proprio in quella stessa azienda in cui ha svolto la sua ASL. già formata sui concetti base. Se si è trovata bene, tornerà.
    Se invece la risorsa ha svolto la sua ASL entra in aree più specifiche, per esempio commerciali, perché non insegnare sul campo cosa vuol dire fare il commerciante o l’agente o il tecnico commerciale: in pratica sarebbe un mini master anticipato e che soddisfa le aspettative dello studente e del tessuto sociale in cui vive e svolge l’ASL.
    Nella valutazione finale delle competenze acquisite e nella relazione finale che lo studente compila, si dovrebbe ottenere questo risultato di valore:

    “Cara scuola, mi sono trovato talmente bene in questa azienda che, quando entrerò nel mondo del lavoro, vorrei farlo proprio qui, dove ho fatto l’Alternanza Scuola Lavoro”.

    Conclusioni

    Forse questo era il sogno del legislatore, disatteso: se vogliamo scambiare in abbondanza con i ragazzi della ASL, un giorno non lontano, ci torneranno indietro curriculum di persone già conosciute e motivate a tornare da noi. Non solo: l’azienda potrebbe ottenere anche referenze sul territorio in merito ai propri servizi o prodotti. Questo è marketing puro di qualità orientato alle persone che lavorano con noi, che sentono parlare bene dei nostri servizi sul territorio, dei collaboratori di domani
    Utopia? Forse sì.
    L’azienda non dovrebbe mai scordare la propria ragione di esistenza: creare utili per sé e per il benessere sociale. Purtroppo tante esperienze negative di studenti in ASL sono nate proprio perché molte aziende hanno dimenticato questa visione. Fin a quando ragazze come Nina saranno viste come una scocciatura, la ripresa e il mercato saranno solo parole con cui tutti ci riempiremo solo la bocca. Si può dire che esiste una buona scuola e una cattiva azienda, dunque?
    Non credo si possa affermare in assoluto; certamente le aziende hanno una responsabilità non tanto nella mancata applicazione della normativa ma nell’approccio con cui la stessa viene affrontata da un punto di vista strategico.

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