“Ho cercato di spiegargli i miei valori…è cresciuto diverso da me…non mi riconosco più nella mia squadra…la mia classe non ascolta…eppure sono figli miei ma sono così diversi…la squadra non mi segue…”
Quante volte i conti non tornano! Genitori, insegnanti, allenatori, manager, imprenditori, coach, in alcune circostanze incontrano difficoltà nella loro missione di educatori.
In questo post, cercheremo di scoprire insieme perché l’educazione dei valori non sempre riesce nel modo desiderato. Perché? Forse Senofonte già nel 400 a.c. aveva trovato la causa. La massima del titolo “Il buon esempio rende facile il difficile” è un buon indizio di partenza.

Valori

Il significato e l’etimologia

Ho fatto una breve ricerca e ho trovato alcuni spunti interessanti in merito al significato originario della parola Valore: l’etimologia va·ló·re/ valóre s. m. deriva dal lat. tardo (in glosse) valor -oris, derivato dal verbo valere: v. valere].
Se riferito a persona indica il possesso di alte doti intellettuali e morali, o alto grado di capacità professionale.
Nelle teorie comportamentali, il valore è il principio ideale in base al quale l’individuo o la collettività regolano la scelta del proprio comportamento.
In ambito economico, la quantità di moneta pagabile o ottenibile per un bene. Può essere collegato anche alla quantità di altri beni o di denaro che si può ottenere in cambio del bene stesso. Infine, si riferisce anche alla stima soggettiva attribuita al bene stesso, sia considerandolo isolatamente che in rapporto ad altri beni.

Le 3 tipologie dei valori

La ricerca sembra indicarci, quindi, la strada giusta, partendo da tre ambiti paralleli: il valore è ciò che vale (ha valore) e può essere riferito a:
– doti intellettuali, morali e professionali di un individuo. (Essere)
– è l’insieme dei princìpi ideali con cui regoliamo il nostro comportamento. (Fare)
– è, anche, però il valore di scambio di una prestazione, il motivo per cui sono pagato o con cui scambio beni o servizi. (Avere)
Tre ambiti molto importanti tra loro, forse non scindibili. L’esperienza mi ha portato, poi, ad individuare anche alcuni livelli valoriali che si intrecciano tra loro senza per questo fondersi. Li ho chiamati livelli verticali.

I 3 livelli verticali dei valori

Possiamo distinguere 3 livelli verticali, dal più basso al più alto:
1.Livello individuale – L’individuo assorbe alcuni valori, propri della morale di riferimento: i mezzi di trasmissione più importanti sono ambiente, famiglia, territorio, nazione, religione. La morale cambia in ordine di tempo, luogo, spazio, in sostanza è mutabile, non assoluta.
2.Livello gruppo di appartenenza-squadra – L’individuo si inserisce in un contesto di gruppo, poi di squadra. Questi valori possono essere differenti da quelli individuali, anzi spesso lo sono. I valori di squadra sono ad un livello superiore a quello individuale, sono sovraordinati e, passatemi l’espressione, comandano su quelli individuali. Se l’individuo è in aperto contrasto perché i suoi valori sono in netto contrasto con quelli di squadra, può fare una riflessione molto semplice da persona responsabile: educarsi al valore di squadra o cambiare squadra. Non esiste compromesso in questo.
3. Livello assoluto – Esiste un valore assoluto, indispensabile per educare sia i valori singoli che quelli di squadra? Sì, esiste e andiamo a scoprirlo insieme.

Nascita valoriale dell’individuo

Possiamo affermare, con una buona dose di esperta conoscenza, che al momento della nascita l’individuo è una tabula rasa. Anche da un punto di vista valoriale. E’ nei primi 6-7 anni di vita che l’ambiente di riferimento (genitori, primi educatori, fratelli, sorelle, amici ecc.) incide sulla formazione caratteriale e valoriale del soggetto.
Ogni esperienza servirà a rafforzare o mettere in uno stato dormiente i valori acquisiti in giovane età. Pertanto, dall’Io iniziale, il soggetto si educa verso scale di valori tipici della propria cultura di appartenenza. Oggi è possibile affermare che i valori si educano, non sono innati nè tanto meno patrimonio ereditario e che la famiglia è il primo vettore di educazione valoriale

La formazione e l’addestramento valoriale

Nella crescita, la scuola e lo sport sono veicoli formidabili di educazione dei valori dell’individuo. L’interazione continua con l’altro è il terreno fertile in cui i valori si sviluppano, si rafforzano o si indeboliscono. E’ in questa fase che i valori individuali e di squadra si intrecciano, si sposano o entrano in conflitto. Il ruolo degli educatori assume importanza rilevante per conciliare le due anime valoriali.

La Carta dei Valori

In azienda, nelle società sportive, in classe, per esempio, un’azione di buon senso è costruire la Carta dei Valori. Di solito, questa procedura si realizza nei processi di riorganizzazione aziendale o di assessment o al momento della costituzione della nuova società o del nuovo team
Che cos’è? E’ un documento che contiene l’elenco delle regole morali volute dalla squadra. In esso, sono dichiarati, in scala, i valori, che la squadra intende porre a presidio della futura organizzazione, di solito, dieci valori considerati inviolabili e propri di codeste organizzazioni.
In una statistica di riferimento, ho trovato più spesso: coerenza, interesse per gli altri, onestà, trasparenza, chiarezza, comunicazione diretta, rispetto, collaborazione.

Dagli intenti al risultato di qualità: un passo difficile

Le dichiarazioni di intenti, la Carta dei Valori e le dichiarazioni di impegno non sempre trovano piena realizzazione pratica. Eppure, conti alla mano, le ore di formazione, coaching e colloqui, forse anche affiancamenti per formare le persone sui valori, sono state imponenti.
Perché questi non si sviluppano o addirittura si verificano periodici tradimenti di quelle regole morali che ci siamo impegnati a rispettare?

Il grande assente: l’esempio valore assoluto

Qualità valoriali individuali e di squadra non possono trovare piena realizzazione se non sono accompagnati dall’esempio, il valore assoluto che funge da aggregante e dà autorevolezza a tutto il copione.
Eppure raramente imprenditori, manager, insegnanti, coach, professionisti ed organizzazioni inseriscono nelle proprie dichiarazioni il valore esempio.
Peggio ancora non lo applicano, facendo perdere forza a tutti gli altri aspetti valoriali. Ogni valore per essere educato deve essere applicato per primo dall’educatore, altrimenti perde appunto…valore. Eppure questa semplice regola non solo non viene inserita nelle Carte dei Valori (l’esempio è il grande assente) ma viene sottovalutata nella pratica.
Sono tanti gli episodi di incoerenza tra chi pretende il rispetto dei valori e chi li dovrebbe assimilare. Questa è la principale causa di mancato sviluppo valoriale di qualità.
Si può concludere con la amara constatazione che Senofonte nel suo “Il buon esempio rende facile il difficile” avesse già centrato la soluzione del problema nel 400 a.c..
Ancora una volta la storia è stata maestra di vita ma qualcuno non se n’è accorto.
Protected by Copyscape

646 Visite totali, 1 visite odierne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *